Da Castegnero a Treviso, e ritorno

“Partimmo, Gion Din e io, e facemmo (quasi) tutta una tirata da Castegnero a Treviso”. Per gli appassionati del vate emiliano degli anni 70/80 forse la frase ricorderà qualcosa, per tutti gli altri: vi proponiamo un bella gita lungo la prima parte della ciclabile “Treviso-Ostiglia*”. Siamo in due e ogni agosto, da diversi anni a questa parte, organizziamo (a spanne, senza troppo rigore) una biciclettata che ci piace chiamare “l’impresa”: quest’anno è toccato alla Treviso-Ostiglia, altri anni abbiam fatto la Peschiera-Mantova e altre passeggiate simili.
Ieri, 22 agosto, in una delle rare belle giornate di questa strana estate, alle 08.00 eravamo in sella, direzione Grisignano di Zocco. Sino a Montegalda pigliamo tutti i mozziconi possibili di “strade non per auto”, “ciclabili” forse è fortino per qualche decina di metri di mini viuzze con un tentativo di protezione dalle auto, ma vogliamo macinarne il più possibile. Da Montegalda a Grisignano c’è un bel tratto, con un’interruzione che fa quasi tristezza, però viaggiamo bene. Passiamo attraverso i pericoli della cittadina della Fiera del Soco in direzione di Poiana del Granfion, dietro la di cui chiesa parrocchiale Gion “GPS” Din sa che c’è l’unico tratto “vicentino” (è proprio un trattino, eh) per così dire “compiuto” della Treviso-Ostiglia.
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L’inizio è uno stradone, in terra battuta, in mezzo ai campi: potrebbe scoraggiare un animo incerto, noi ci alziamo sui pedali e sporchiamo volentieri il battistrada dei nostri mezzi. Di lì a poche centinaia di metri si arriva all’inizio ufficiale del percorso, interamente completato e reso pista ciclabile dall’encomiabile provincia di Padova. Il breve tratto dà la possibilità di scattare alcune foto suggestive, di passare sopra un ponte ferroviario originale e di iniziare ad assaporare la bellezza del percorso che, per circa l’80% della ciclabile, è accompagnato da una più che rigogliosa vegetazione (Gion spiega trattarsi soprattutto di acacie). L’intera pista è veramente bella: le piante spesso si intrecciano tra di loro e creano una copertura naturale che conferisce, assieme al fondo che non è curato e disegnato (come quello della nostra ciclabile Riviera Berica, ad esempio), un vago retrogusto di rustico e selvatico. Il tracciato da Poiana del Granfion alle porte di Treviso è di circa 43 chilometri e ci sono diverse opportunità di deviazioni piacevoli e interessanti. Noi abbiamo optato per una contro-colazione a Piazzola sul Brenta, con visitina in Piazza Camerini e al complesso derivato dall’incantevole recupero della “filanda”, tanto per fare una prima tappa. Poi una lunga tiratona sino in prossimità dell’ora di pranzo: ci piace cercare qualche leccornia locale e fermarci per un paio di panini in un luogo che sia anche particolare da visitare. La scelta cade sulla piazza di Badoere, frazione del comune di Morgano, che è affascinante assai. Sfortunatamente i lavori in corso ci dirottano verso il locale parco pubblico, dove sostiamo domandandoci come mai alcuni amministratori locali si appassionino all’idea di mettere panchine e tavolini, nei parchi pubblici, bellamente esposti al sole evitando di assegnare anche una sola seduta all’ombra. Caffettino e giretto panoramico di suddetta piazza (guardatevi le foto il calce e ammirate il gioiellino che è) e poi via verso Treviso. Va detto che il tratto trevigiano della ciclabile, il primo ad essere stato convertito a simil uso, è praticamente tutto sterrato, non è segnato così bene come nella zona padovana, con alcuni tratti interrotti in maniera incomprensibile e con scarse informazioni per trovare il proseguimento almeno in un paio di punti.
20140822_141431Il percorso finisce come era iniziato, quasi mestamente, e proseguiamo verso Treviso più che altro grazie al senso di orientamento di Gion e alle indicazioni di un simpatico vecchietto, di origini vicentine, che pulisce i tombini (“Accidenti al Comune che butta via i soldi in puttanate invece di tenere in ordine le strade”). Dalle fine del percorso alla stazione di Treviso ci sono circa 15 minuti di pedalata. Quindi giretto per il centro, gelatino e poi via col treno con su le nostre bici. A Vicenza pigliamo subito la ciclabile Riviera Berica e per le 17.45 siamo a casa. Alla fine della fiera abbiamo pedalato per 5 ore e mezza, registrato 95 chilometri e mezzo, ad una media di circa 16,5 orari.

Gita molto bella, impresa conclusa.

Note:
– è consigliata una bici da gran turismo, niente bici da corsa;
– gli attraversamenti che interrompono il tracciato sono quasi tutti davvero pericolosi: strade grandi, alcune senza strisce pedonali, occorre fare veramente molta attenzione;
– essendo per gran parte ombreggiato si può percorrere tranquillamente anche in giornate di sole;
– non abbiamo visto nessuna fontanella adiacente al percorso, però c’è un distributore di bibite e generi di conforto (vedasi foto). Lungo il percorso alcuni caselli sono stati ristrutturati e c’è la voce che tra non molto verranno aperte altre opportunità di sosta.
– per ogni altra informazione lasciamo sotto alcuni link utili e potete commentare quando volete.

Link:
Tracciato
– siti di riferimento: Comitato Ostiglia Ciclabile; Treviso-Ostiglia; recensione Ostiglia ciclabile

*Chiariamo subito, a scanso di equivoci: sarebbe più corretto chiamarla “Treviso-Padova”, come ciclabile, ma è sul tracciato della vecchia ferrovia “Treviso-Ostiglia” e noi siam sempre speranzosi che un giorno la si possa completare tutta.

Le immagini sono in ordine cronologico.